giovedì 29 dicembre 2016

testimonianza di un albero di Natale

Il racconto di Natale di quest'anno l'ho preso dal libro La vera storia di Babbo Natale. E' la storia di un semplice albero che, nel trasformarsi in uno dei simboli più amati, si monta un po' la testa. Capirà però alla fine che la sua bella luce artificiale è il riflesso simbolico di una luce più grande, celeste, infinita e vera...


Sono un albero di Natale. Per sette lunghi inverni sono stato nella foresta a osservare la vita all’aperto, ascoltando la pioggia scendere e le frasche stormire al gelido vento del Nord. Pensavo di avere un futuro tranquillo come casa per gli scoiattoli festosi e per i fastidiosi picchi, ma sono venuti a prendermi e ora sono un albero di Natale.
Se i miei compagni di foresta mi vedessero ora! Penserebbero certamente che mi hanno conciato per le feste…di carnevale! Ma ora vi racconto per bene cosa è successo.
Dapprima un uomo allegro e sorridente ha sotterrato le mie radici in un grande vaso colmo di soffice terra, poi una donna giovane e altrettanto gioviale si è premurata di annaffiarmi con acqua fresca. Mi sentivo un po’ ridicolo ritto in mezzo al soggiorno di quella casa ben riscaldata, anziché tra i miei fratelli a far fronte comune contro il vento di tramontana; mi pareva d’essere uno di quei finti alberi di plastica che si vedono sempre più spesso nelle vetrine dei negozi in questo periodo.
I bambini, due piccoli folletti di sette e nove anni, hanno infine trascinato vicino a me, con le loro grasse manine indaffarate, un enorme scatolone dal quale, tutti eccitati, hanno iniziato a estrarre una montagna di decorazioni natalizie. C’erano palline di vetro soffiato, dipinte a mano con paesaggi invernali tutti imbiancati di neve, campanelli dorati tintinnanti, fiocchi di raso dalle fantasie scozzesi e dai fili luccicanti, figurine in legno coloratissime che rappresentavano piccoli sciatori, pupazzi di neve, angeli con trombe squillanti e Babbi Natale in miniatura. E ancora dallo scatolone sono usciti nastri sottilissimi argentati e una fila interminabile di luci colorate. Mi dava un po’ fastidio che continuassero ad appendermi palloncini e altri ninnoli ai rami, gravandoli di peso, e spettinando tutti gli aghi!
La mamma poi è andata a prendere uno sgabello e, salitaci sopra, si è allungata verso la cima incappucciando la mia punta con qualcosa di luccicante. Quindi, hanno spento tutte le luci di casa e lasciate accese solo quelle che portavo disposte sul mio corpo. Allora mi sono visto riflesso nello specchio dell’entrata, coronato dalla stella cometa e con tutti i rami impreziositi da decorazioni d’ogni genere. Che bellezza! Scintillavo d’oro e d’argento! La famiglia si è profusa in esclamazioni di stupore e di ammirazione, contenta di avermi così trasformato. Poi, mi hanno lasciato tutto solo soletto, andandosene nel calduccio dei loro letti. Ma dove erano andati tutti quanti? Non ero così bello e splendente da meritare ancora più attenzione? Ero, a dir il vero, un po’ contrariato da quel comportamento che non sono riuscito a chiudere occhio.
Passata la mezzanotte ho sentito provenire dal caminetto di quella stanza uno scalpiccio e sono apparsi dalla cappa prima due scarponi, poi una giubba rossa e infine una lunga barba bianca.
“Nikolas!” ho esclamato. “Non ti ricordi di me? Sono Jack Pine. Sono cresciuto proprio al limitare della foresta dove vivono le renne della tua slitta: a est del punto più a sud del Polo Nord” (ho sempre fatto un po’ di confusione con i punti cardinali!). “Certo che mi ricordo” mi ha risposto Nikolas tutto trafelato mentre traeva da un sacco alcuni giochi bellissimi, che erano certamente destinati ai bambini di quella famiglia, e che ha posto ai miei piedi. Non una parola sul mio aspetto, su quanto fossi bello e splendente: era così indaffarato che nemmeno mi stava a badare.
Infine ho esclamato: “Insomma Nikolas! È così che si salutano i vecchi amici? Guarda che bello che sono: sono un albero di Natale! Che ne dici?”. Allora Nikolas si è fermato e mi ha detto: “Guarda Jack Pine che il bello non è ancora arrivato! Domani entrerai nel vero spirito del Natale!”.
Intendeva dire, l’ho capito proprio quella notte, che l’importanza di quel giorno non era legata ai doni, ai dolci o allo scintillio delle luci colorate, ma alla bontà e alla felicità che la nascita di Gesù porta nei cuori di tutti, uomini e bambini. 


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