martedì 3 novembre 2015

la città delle verdi note musicali e delle parole profumate al vento


Dublino è un cielo pieno di nuvole, talvolta bianche e spumose, talvolta grigie e ostili, nuvole sempre in movimento per via del vento freddo che abita perennemente la città. Dublino è una pioggerella che smette e ricomincia a intervalli regolari rinfrescando i volti e lavando via da essi tutto il dannoso superfluo: trucco, stress, brutti pensieri. La gente di Dublino è semplice, affabile e rispettosa, generosa ma mai invadente, riservata eppure non individualista. Dublino è la convivenza di diversi stili architettonici: gotico, neoclassico di Epoca Georgiana, moderno e post-moderno. Le dimore storiche, i castelli, le chiese, gli edifici pubblici, le statue, perfino le celle delle antiche prigioni di Kilmainham Gaol e i ponti che attraversano il fiume Liffey (come il delizioso Ha’penny Bridge), ogni strada e monumento raccontano la storia d’Irlanda, una storia che sa di fede cattolica e voglia d’indipendenza, come dimostrano da una parte le molte chiese (tra cui St. Patrick’s Cathedral, Christ Church Cathedral, St. Audoen’s Church), le frasi bibliche e i simboli religiosi disseminati per le vie della città e dall’altra le numerose statue di personaggi politici presenti nella strada principale di Dublino, O’Connell Street, come, ad esempio, la statua dedicata a James “Big Jim” Larkin, il principale promotore del Lockout, rappresentato con le braccia aperte mentre incita il popolo irlandese ad alzarsi in piedi (“I grandi appaiono grandi perché noi ci siamo inginocchiati. Alziamoci!”).

Dublino è la città delle porte colorate, degli autobus a due piani, della celebre birra di malto (stout) Guinness (prodotta presso la St. James’s Gate Brewery, dove è possibile visitare il museo della birra e, all’ultimo piano, il Gravity Bar, dal quale si gode un panorama a 360° sulla città) e, solo da qualche anno, anche la città dell’altissima (120 metri) torre in acciaio che riflette la fioca luce dublinese e sovrasta tutto lo spazio urbano, The Spire.
Dublino è il luogo in cui la cultura più alta e la tradizione popolare vivono un matrimonio d’amore, punto d’incontro tra illustri scrittori e artisti di strada, tra rinomate gallerie d’arte e celeberrimi pub festaioli, tra la statua di James Joyce a North Earl Street e quella della leggendaria pescivendola e prostituta Molly Malone a Grafton Street, tra l’antichissimo Book of Kells conservato nel museo del Trinity College e la pinta di Guinness gustata ascoltando i canti folkloristici irlandesi. La bella Dublino affacciata sul Mare d’Irlanda è ricca di natura. Un verde acceso colora le molte case coperte da piante rampicanti, i campi da rugby e i parchi che danno respiro alla città e in cui la gente può leggere, parlare e correre nel più completo relax. Tra i tanti polmoni di Dublino spiccano il parco di Merrion Square (dove “ozia” su una roccia all’ombra la statua di Oscar Wilde), lo splendido St. Stephen’s Green e l’immenso Phoenix Park che si estende per oltre 700 ettari e che al suo interno ospita la residenza del Presidente della Repubblica Irlandese, l’ambasciata degli Stati Uniti d’America e lo zoo cittadino.
Ma Dublino è soprattutto musica e letteratura. È la musica dal vivo dei pub dove maghi del violino, della chitarra, del tin whistle e del banjo danno vita ogni sera a emozioni che rimangono inevitabilmente scolpite nel cuore di chi ascolta e canta e balla senza sosta, la musica che si respira per le vie di Temple Bar, quartiere di culto in cui i colori, gli odori, i sapori e i contatti tra le persone si fondono con le melodie dell’Irlanda e delle canzoni rock più famose.
E poi la letteratura. Le strade di Dublino parlano di scrittori, romanzi, personaggi, storie. A Westland Row è nato Oscar Wilde e al numero 1 di Merrion Square, oggi sede dell’Irish American University, l’autore di The Picture of Dorian Gray ha abitato dal 1855 al 1878. A Parnell Square c’è un accogliente ed estremamente interessante museo dedicato agli scrittori irlandesi (Dublin Writers Museum). La bianca facciata dell’Abbey Theatre (26 Lower Abbey Street) irradia i passanti del ricordo del grandioso Celtic Revival. Persino l’aeroporto della città omaggia le geniali penne irlandesi: sulle pareti che fiancheggiano i tapis roulant, compaiono le frasi e i volti dei grandi autori dell’Éire, da Lady Gregory a William Butler Yeats, da John Millington Synge a George Bernard Shaw. Le strade di Dublino parlano soprattutto dei libri di James Joyce: Dubliners, A Portrait of the Artist as a Young Man, Ulysses. Camminando per quelle strade mi sentivo un po’ come Leopold Bloom e Stephen Dedalus, e la sera, sul letto dell’albergo a Great Denmark Street, non potevo fare a meno di pensare al lungo monologo interiore di Molly/Penelope…Yes.
Ho visto e amato tante città…ma l’emozione che mi ha lasciato Dublino, il suo incanto, l’atmosfera suggestiva di questo angolo di mondo, tutte queste sensazioni paragonabili allo stato di indicibile e malinconica eccitazione che si prova alla fine di un concerto o alla fine di un libro, tutto questo trasporto non l’ho mai provato per nessun’altra città, mai così intensamente.
Spero di tornarci, spero di sentire ancora la sua fresca ed umida brezza su quel mio volto che, spesso e inutilmente, è carico di trucco, stress e brutti pensieri.

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