mercoledì 12 giugno 2013

we are invincible

Ieri sera sono andata al concerto dei Fun. all’Ippodromo del Galoppo di Milano. Un bel concerto. C’era poca gente, eppure il cantante, Nate Ruess, visibilmente emozionato, non ha mai smesso di ringraziare l’esiguo pubblico – che, probabilmente ai suoi occhi, sembrava una folla immensa – per la presenza e il grande affetto. L’ho trovata una cosa carina, per nulla scontata.
Comunque, mentre la band suonava Carry On, nel momento del grandioso coro finale, ho pensato ai Queen del leggendario Live Aid di Wembley nel 1985 e alla loro We Are the Champions. Altri tempi quelli, tempi in cui non c’era tempo per i perdenti e si poteva essere, nel ricco Occidente, veramente invincibili dal punto di vista sociale ed economico. 


We Are the Champions era il grido di un trionfo. Il “We are invincible dei Fun. è il grido di una generazione che si è persa, ma non vuole morire senza aver lasciato traccia di sé. Una generazione precaria che vuol farsi sentire e credere in sé stessa, nonostante tutto. La mia generazione, quella nata negli anni Ottanta, quando il mondo occidentale cantava We Are the Champions...
Noi non saremo campioni, ma siamo stelle splendenti, siamo invincibili, siamo quelli che siamo. Insomma, esistiamo e speriamo e ci diamo da fare anche da disoccupati. Cari posteri, ecco la nostra voce:
Cause we are
We are shining stars
We are invincible
We are who we are
On our darkest day
When we're miles away
So we'll come
We will find our way home

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