martedì 28 maggio 2013

gente di New York

Queste strade ti faranno sentire nuovo di zecca, grandi luci ti daranno l’ispirazione. Jay-Z e Alicia Keys hanno ragione: le strade e le luci di New York hanno il potere di rigenerarti, di rivelarti cosa vuoi fare, cosa vuoi essere. Ma cosa sarebbe l’asfalto sporco e fumante della Grande Mela senza le folle che lo calpestano? Cosa sarebbero i suoi giganti di cemento illuminati e colorati senza le minuscole creature che li animano? L’ingrediente fondamentale di New York è la sua gente. Gente sempre di corsa come il tempo che è denaro e che non va sprecato, ma va vissuto, investito, goduto, spremuto fino all’ultimo secondo. Gente che vive e lascia vivere perché la vita è troppo breve per viverla come dicono gli altri e non come dici tu. È questa la vera rivoluzione e rivelazione che si insinua, attraverso il frastuono urbano, nel silenzio del tuo cuore: sei libero! Libero finché la tua libertà non invade quella degli altri, ovvio – altrimenti tolleranza zero – ma sei libero! Dai giudizi e dai pregiudizi. Libero di vestirti come vuoi, di cambiare lavoro, carriera, attività e vita a qualsiasi età, libero di avere più di un lavoro, libero di essere ricco, povero, bello, brutto, grasso, magro, manager, barbone, impiegato, precario, dogsitter, artista. Libero di appartenere a qualsiasi etnia: da qualsiasi luogo arrivi, ti senti a casa perché il mondo è tutto lì.
Non sto dicendo che vorrei scappare dall’Italia e andare in America, non è esattamente così. Io sono contenta di vivere in provincia di Milano, davvero! Negli Stati Uniti ho visto paesini in campagna o in mezzo al deserto e città come Phoenix che in confronto la mia Garbagnate Milanese è una metropoli da sogno! Ma se potessi cambiare qualcosa del posto in cui vivo, cambierei sicuramente la mentalità e l’atteggiamento di molta gente. Quando esco, vorrei essere ignorata come mi ignoravano i newyorkesi. I loro occhi non mi scrutavano dall’attaccatura dei capelli fino alle scarpe, erano piuttosto fissi a terra o in aria sognanti, oppure su un libro, un giornale, un telefono, un tablet. Le loro orecchie non erano impegnate ad appropriarsi degli affari altrui, ma ascoltavano musica di ogni genere o si lasciavano cullare dai rumori della città. Dalle loro bocche non uscivano luoghi comuni, sentenze approssimative, commenti allusivi, frecciatine, discorsi inutili e banali, parole destinate a scoraggiarti, frasi che vogliono sembrare disinteressate, preoccupate e dispiaciute ma sono in realtà cariche di curiosità, di malizia e d’invidia. Dalle loro bocche spesso non usciva proprio un bel niente, perché lì anche le parole, come il tempo e il denaro, non vanno sprecate. 
La gente di New York è discreta, solitaria, individualista, gente che pensa ai cazzi propri, ma con un valore aggiunto: quando capiscono che sei in difficoltà, i newyorkesi non esitano ad aiutarti. E senza voler sapere chi sei e cosa fai nella vita, se hai la casa di proprietà o sei in affitto, se lavori a tempo indeterminato o sei disoccupato. Gli basta sapere che hai risolto il tuo problema e che è tutto ok.